giovedì 9 dicembre 2010

Favola di Natale

Favola di Natale 25/11/05

di Francesco Sciarrabone

C’era una volta tanto tempo fa, in un paesino situato sopra una dolce collina, un bambino di nome Giorgio che viveva con il nonno, il quale amava chiamarlo passerotto. Stava con lui perché aveva perso i genitori qualche anno prima, erano andati in cielo, così gli rispondeva il nonno ogni volta che passerotto gli chiedeva della sua mamma; gli mancava, gli mancava come manca l’aria ad uno che sta sott’acqua; quando sentiva gli altri bambini parlare della loro mamma si rattristava e smetteva di giocare.

Arrivò il mese di dicembre con il freddo, la neve ed il natale, e passerotto passava le serate dinanzi al camino acceso e ascoltava i racconti del nonno, quella sera gli raccontò una storia vera che parlava di un bambino di nome Gesù che era venuto al mondo in una povera e fredda stalla e che a Lui essendo il figlio di Dio si poteva chiedere ogni cosa.

Quella sera passerotto prima di addormentarsi, con un filo di voce per non farsi sentire dal nonno chiese a quel bimbo di nome Gesù di poter riavere la sua mamma, gli disse: “Caro Gesù, di alla mia mamma di tornare da me perché mi manca tanto e dille che le voglio tanto bene.”

I giorni passarono senza che succedesse niente, ma la notte di natale sentì bussare alla porta molto debolmente, che solo chi aspetta qualcuno poteva sentire, si alzò e con il cuore in gola andò ad aprire tremante, quando la porta lentamente si spalancò sulla notte nevosa che era li fuori vide un bambino come lui e che somigliava tanto al bambino del presepe che suo nonno gli preparava ogni anno. “Ciao” disse il bambino, “Ciao” rispose passerotto, “pace a te” riprese il bambino, passerotto rimase muto, non sapeva che rispondere a quel nuovo saluto, però smise di tremare, “sono venuto per esaudire la tua preghiera, ti ho portato mia mamma”, in quel momento entrò una donna bellissima con una lunga veste azzurra, i suoi occhi erano castani come quelli della sua mamma, lei lo guardò e gli fece un sorriso dolcissimo, passerotto la guardò con gli occhi sgranati di meraviglia e rimase li immobile, il bambino riprese: “ Il mio nome è Gesù e lei è mia mamma Maria la madre di tutti”, Maria si avvicinò e lentamente prese passerotto e se lo mise in braccio: una sensazione così bella lui non l’aveva mai provata, era quasi un sogno, in quel momento sentì suonare le campane a festa, era il natale più bello della sua vita, ed era tanta la dolcezza che gli veniva da quell’abbraccio che si addormentò. Quando si svegliò era nel suo lettino e subito si accorse che la stella sopra il presepe brillava come se fosse una stella vera, il nonno che non sapeva nulla della strana visita notturna si stropicciava gli occhi e poi tornava a sgranarli, ma la stella brillava ancora di più di luce propria. La voce si diffuse e tutta la gente del paese venne a guardare il povero presepe di passerotto che aveva qualcosa di speciale, poi lo seppero nei paesi vicini e la casa di passerotto era sempre piena di gente, adesso non si sentiva più solo ed aveva capito di non aver sognato. Un giorno tra quella gente che affollava la sua casa una donna che non aveva mai avuto bambini gli chiese: “vuoi che io sia la tua mamma?” Fu un momento cosi grande che sembrò che il tempo si fermasse, all’improvviso ci fu un gran silenzio, e tutti pendevano dalle labbra di passerotto che con molta semplicità e con le lacrime agli occhi le rispose: “Si”, subito si abbracciarono e le campane suonarono di nuovo, tutti fecero festa, ed ogni bambino scoprì che a natale è possibile ogni cosa!

mercoledì 8 dicembre 2010

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Non memoria di un Santo, ricorre oggi: ma la solennità più alta e più preziosa di Colei che dei Santi è chiamata Regina.

L'Immacolata Concezione di Maria è stata proclamata nel 1854, dal Papa Pio IX. Ma la storia della devozione per Maria Immacolata è molto più antica. Precede di secoli, anzi di millenni, la proclamazione del dogma che come sempre non ha introdotto una novità, ma ha semplicemente coronato una lunghissima tradizione.

Già i Padri della Chiesa d'Oriente, nell'esaltare la Madre di Dio, avevano avuto espressioni che la ponevano al di sopra del peccato originale. L'avevano chiamata: " Intemerata, incolpata, bellezza dell'innocenza, più pura degli Angioli, giglio purissimo, germe non- avvelenato, nube più splendida del sole, immacolata ".

In Occidente, però, la teoria dell'immacolatezza trovò una forte resistenza, non per avversione alla Madonna, che restava la più sublime delle creature, ma per mantenere salda la dottrina della Redenzione, operata soltanto in virtù del sacrificio di Gesù.

Se Maria fosse stata immacolata, se cioè fosse stata concepita da Dio al di fuori della legge dei peccato originale, comune a tutti i figli di Eva, ella non avrebbe avuto bisogno della Redenzione, e questa dunque non si poteva più dire universale. L'eccezione, in questo caso, non confermava la regola, ma la distruggeva. Il francescano Giovanni Duns, detto Scoto perché nativo della Scozia, e chiamato il " Dottor Sottile ", riuscì a superare questo scoglio dottrinale con una sottile ma convincente distinzione. Anche la Madonna era stata redenta da Gesù, ma con una Redenzione preventiva, prima e fuori del tempo. Ella fu preservata dal peccato originale in previsione dei meriti del suo figlio divino. Ciò conveniva, era possibile, e dunque fu fatto.

Giovanni Duns Scoto morì sui primi del '300. Dopo di lui, la dottrina dell'Immacolata fece grandi progressi, e la sua devozione si diffuse sempre di più. Dal 1476, la festa della Concezione di Maria venne introdotta nel Calendario romano.

Sulle piazze d'Italia, predicatori celebri tessevano le lodi della Vergine immacolata: tra questi, San Leonardo da Porto Maurizio e San Bernardino da Siena, che con la sua voce arguta e commossa diceva ai Senesi: " Or mi di’ : che diremo noi del cognoscimento di Maria essendo ripiena di Spirito Santo, essendo nata senza alcun peccato, e così sempre mantenendosi netta e pura, servendo sempre a Dio? ".

Nel 1830, la Vergine apparve a Santa Caterina Labouré, la quale diffuse poi una " medaglia miracolosa " con l'immagine dell'Immacolata, cioè della " concepita senza peccato ". Questa medaglia suscitò un'intensa devozione, e molti Vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani.

Così, l'8 dicembre 1854, Pio IX proclamava la " donna vestita di sole " esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata.

Fu un atto di grande fede e di estremo coraggio, che suscitò gioia tra i fedeli della Madonna, e indignazione tra i nemici del Cristianesimo, perché il dogma dell'Immacolata era una diretta smentita dei naturalisti e dei materialisti.

Ma quattro anni dopo, le apparizioni di Lourdes apparvero una prodigiosa conferma del dogma che aveva proclamato la Vergine " tutta bella ", " piena di grazia " e priva di ogni macchia del peccato originale. Una conferma che sembrò un ringraziamento, per l'abbondanza di grazie che dal cuore dell'Immacolata piovvero sull'umanità.

E dalla devozione per l'Immacolata ottenne immediata diffusione, in Italia, il nome femminile di Concetta, in Spagna quello di Concepción: un nome che ripete l'attributo più alto di Maria, " sine labe originali concepta ", cioè concepita senza macchia di peccato, e, perciò, Immacolata.






sabato 5 settembre 2009

LA FINESTRA


Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa camera in un ospedale. Uno dei due, con il letto vicino alla finestra, aveva il permesso di sedersi sul letto ogni pomeriggio, per un’ora, ciò lo avrebbe aiutato a beneficare il liquido dei suoi polmoni. L’altro uomo era costretto a restare supino per il tutto il tempo.

I due chiacchieravano per ore, ed ogni pomeriggio, l’uomo vicino alla finestra, passava il tempo descrivendo al suo vicino tutte le cose che poteva vedere dalla finestra.
Gli diceva che quella finestra affacciava su un parco con un bellissimo lago dove oche e cigni giocavano nell’acqua, mentre i bambini lo facevano con le loro biciclette. I giovani innamorati passeggiavano mano nella mano, tra fiori di tutti i colori. Grandi alberi adornavano il paesaggio, e da lontano si poteva vedere tutta la città.

L’uomo descriveva tutto nei dettagli, l’altro invece chiudeva gli occhi e immaginava l’idilliaca scena. Passarono giorni e settimane. Una mattina, l’infermiera trovò il corpo senza vita dell’uomo accanto alla finestra, morto nel sonno.

Non appena portarono via il cadavere dalla stanza, l’altro uomo chiese di essere spostato accanto alla finestra, poi lentamente, e con difficoltà si mise sul fianco, per lanciare il suo primo sguardo Al mondo esterno, ma che delusione quando si trovò davanti ad una parete bianca!

L’uomo allora chiese all’infermiera cosa aveva spinto il suo compagno a descrivere cose tanto meravigliose che non aveva visto. L’infermiera gli disse che il suo vicino era cieco e che probabilmente voleva solo incoraggiarlo, il dolore condiviso diventa mezza sofferenza, mentre la felicità condivisa, diventa felicità doppia.

sabato 6 giugno 2009

Figli della luce

La parola di Dio nella lettera ai Romani, al cap. (13, vv. 11 e 14), dice: "Questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sono, poiché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino, gettiamo via perciò le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ad ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne né i suoi desideri”. San Paolo attraverso quest’esortazione invita l’uomo a svegliarsi da questo sonno di morte in cui si è adagiato, in altre parole nell’oscurità più profonda del mondo corrotto dal peccato. Il salario del peccato dice sempre San Paolo, è la morte, non una morte materiale, ma una morte spirituale. Quindi comportiamoci come figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Per questo sta scritto: “Svegliati o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà” (Ef. 5,8-14).

A questo risveglio non è chiamato solamente chi ancora non conosce Cristo, ma anche tutti i cristiani dai sentimenti tiepidi che non offrono un esempio edificante nel mondo in cui vivono, non essendo veri testimoni della luce.Troppe persone pretendono l’appellativo di cristiano, ma in realtà si comportano come figli delle tenebre. La Parola di Dio ci viene ancora in aiuto e ci dice: “comportatevi da cittadini degni del Vangelo di Cristo”. (cf.Fl. 1,27).
Questa parola è un’espressione del cuore di Dio e quest’invito viene certamente dall’amore del nostro Padre celeste. Egli desidera che il suo popolo si comporti in modo da essere luce, e quindi dare una testimonianza vivente di fede. San Giovanni nella sua prima lettera rivolse parole severe contro di coloro che pretendevano di appartenere a Cristo e continuavano a vivere in modo da essere tutt’altro che immacolati: “Se diciamo che siamo in comunione con Lui (Gesù), e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità”. (Gv. 1,6).

Quindi attraverso quest’ammonimento dovremmo esaminare i nostri cuori e chiederci se desideriamo ancora vivere in quei valori mondani che hanno inciso nella nostra vita in maniera negativa, rendendoci schiavi del peccato. Oppure cominciare a camminare con Lui, Via Verità e Vita, e coltivare così un nuovo rapporto di vera sincera amicizia con Gesù.Se veramente nel tuo cuore nasce questo desiderio di aderire a Cristo, l’Apostolo Giovanni ci dice: “Se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, siamo in comunione gli uni e gli altri, e il Sangue di Gesù, Suo Figlio, ci purifica da ogni peccato” (cf.1 Gv.1,7).

Quindi ci sono due condizioni: la prima è di rompere con il peccato poiché “Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, Egli che è fedele e giusto Ci perdonerà i peccati e Ci purificherà da ogni colpa” (1 Gv. 1, 8 – 9). La seconda condizione è quella di osservare i Suoi Comandamenti e sopratutto quello dell’Amore:
“Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i Suoi Comandamenti. Chi dice lo conosco e non osserva i Suoi Comandamenti è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la Sua Parola, in lui l’Amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in Lui.

Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come Lui si è comportato” (Gv. 2, 3 – 6).

Abbà Padre

Gesù è morto anche per te!

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